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	<title>Sito e-commerce &#8211; cfweb | agenzia di comunicazione</title>
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	<description>Agenzia di comunicazione funzionale</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Jul 2026 07:37:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>AI Act dal 2 Agosto 2026: guida pratica per imprenditori per contenuti generati dall&#8217;intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.cfweb.it/ai-act-2-agosto-2026-guida-pratica-intelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Montesanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 07:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Montesanti]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Sito e-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Sito internet]]></category>
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					<description><![CDATA[Guida pratica all'AI Act per imprenditori: cosa cambia dal 2026 per chi usa contenuti generati dall'AI in azienda.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale è già entrata nelle aziende, spesso prima ancora che nei processi formali. Oggi viene usata per scrivere email, preparare offerte commerciali, creare manuali, automatizzare assistenza clienti, generare immagini, fare screening dei CV, riassumere contratti, analizzare dati e supportare decisioni operative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto è semplice: <strong>dal 2 agosto 2026 molte di queste attività dovranno rispettare regole precise</strong>, soprattutto quando l’AI genera contenuti, interagisce con persone o influenza decisioni aziendali. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Per un imprenditore, la domanda non è più “se” l’AI Act riguarda la propria impresa, ma <strong>come adeguarsi in modo concreto, sostenibile e utile al business</strong>.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questa guida serve proprio a questo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Capire subito se la tua azienda rientra nell’AI Act</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per una PMI il primo errore è pensare:&nbsp;<em>“Noi non sviluppiamo intelligenza artificiale, quindi non ci riguarda.”</em>&nbsp;Non è così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act riguarda anche chi&nbsp;<strong>usa</strong>&nbsp;strumenti di intelligenza artificiale già pronti sul mercato. In pratica, se la tua azienda utilizza piattaforme o software AI per attività operative, puoi rientrare tra i soggetti che devono rispettare obblighi di trasparenza, controllo interno e formazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In concreto, l’AI Act ti riguarda se usi l’AI per:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>creare&nbsp;<strong>testi</strong>, documenti, report o comunicazioni;</li>



<li>generare&nbsp;<strong>immagini, video, audio o avatar sintetici</strong>;</li>



<li>gestire&nbsp;<strong>chatbot</strong>&nbsp;o assistenti virtuali;</li>



<li>fare&nbsp;<strong>preselezione candidati</strong>&nbsp;o valutazioni automatizzate;</li>



<li>analizzare richieste clienti, ticket, dati o comportamenti;</li>



<li>automatizzare flussi interni in amministrazione, acquisti, HR o customer service.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per un imprenditore, la distinzione più utile è questa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Provider</strong>: chi sviluppa o mette sul mercato un sistema di AI;</li>



<li><strong>Deployer</strong>: chi lo utilizza nella propria attività.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte delle PMI è un&nbsp;<strong>deployer</strong>. Questo significa che spesso non deve costruire l’infrastruttura tecnica dell’AI, ma deve&nbsp;<strong>usarla correttamente</strong>, saperla governare e non presentare come umano o autentico un contenuto generato artificialmente quando la legge impone trasparenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regola pratica è:<br><strong>se un contenuto o una decisione aziendale passa dall’AI e arriva a clienti, candidati, dipendenti, fornitori o pubblico, l’AI Act può entrare in gioco.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">2. Dove l’AI crea più rischio in azienda: i casi concreti che un imprenditore deve controllare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutte le applicazioni hanno lo stesso peso. Per una PMI la priorità non è studiare tutta la norma in astratto, ma capire&nbsp;<strong>dove si concentra il rischio reale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Contenuti generati dall’intelligenza artificiale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Qui rientrano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>testi per sito, documentazione, schede tecniche, guide, offerte;</li>



<li>immagini di prodotto o ambientazioni create artificialmente;</li>



<li>video con avatar, volti sintetici o voci generate;</li>



<li>audio realistici o simulazioni vocali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se il contenuto può sembrare autentico o umano, entra in gioco il tema della&nbsp;<strong>trasparenza</strong>. Questo vale soprattutto per&nbsp;<strong>deepfake</strong>, contenuti manipolati e materiali che possono indurre una persona a credere di vedere o ascoltare qualcosa di reale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Chatbot e assistenza automatizzata</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se un cliente, un fornitore o un utente interagisce con un sistema AI, deve poter capire che non sta parlando con una persona. Un assistente virtuale non può presentarsi in modo ambiguo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">HR e selezione del personale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei punti più sensibili per le imprese è l’uso dell’AI in fase di selezione o valutazione. Se usi strumenti che classificano CV, suggeriscono candidati o influenzano decisioni su persone, entri in un’area molto più delicata, vicina ai sistemi&nbsp;<strong>ad alto rischio</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Documenti e contenuti tecnici</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Molte aziende stanno usando l’AI per scrivere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>procedure interne,</li>



<li>manuali operativi,</li>



<li>FAQ tecniche,</li>



<li>documentazione per clienti,</li>



<li>sintesi di contratti o capitolati.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Qui il rischio non è solo normativo, ma anche operativo: un contenuto generato male può produrre errori, non conformità, promesse commerciali sbagliate o informazioni tecniche inesatte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Decisioni automatizzate</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se l’AI non si limita a supportare, ma&nbsp;<strong>incide davvero su una decisione</strong>, il presidio deve diventare più forte. Un conto è far generare una bozza; un altro è affidare all’algoritmo una scelta che impatta persone, contratti, reputazione o sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, un imprenditore dovrebbe individuare almeno&nbsp;<strong>4 aree critiche da verificare subito</strong>:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>contenuti pubblicati all’esterno;</li>



<li>interazioni automatiche con clienti e utenti;</li>



<li>uso dell’AI in HR;</li>



<li>uso dell’AI in documenti tecnici o processi decisionali.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading">3. Cosa fare in pratica entro il 2 agosto 2026: la checklist minima per una PMI</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’adeguamento non parte dalla teoria, ma da una piccola organizzazione interna. Anche una PMI può strutturarsi bene senza creare burocrazia inutile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Fai un censimento degli strumenti AI usati in azienda</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Serve una mappa semplice ma concreta. Devi sapere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>quali strumenti vengono usati;</li>



<li>da chi;</li>



<li>per fare cosa;</li>



<li>con quali dati in ingresso;</li>



<li>quali output producono;</li>



<li>se gli output vengono pubblicati, inviati a clienti o usati internamente.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questo passaggio è fondamentale perché in molte imprese l’AI viene già usata “informalmente”, senza approvazione centralizzata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Definisci chi può usare cosa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutti gli strumenti dovrebbero essere usati da chiunque e per qualsiasi attività. Devi stabilire:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>strumenti approvati;</li>



<li>strumenti vietati o non autorizzati;</li>



<li>casi d’uso consentiti;</li>



<li>contenuti che richiedono revisione obbligatoria;</li>



<li>funzioni aziendali autorizzate.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">3. Introduci una revisione umana vera</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se l’AI genera un contenuto che ha rilevanza commerciale, tecnica, legale o reputazionale, deve esserci&nbsp;<strong>un responsabile umano</strong>&nbsp;che controlla e approva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La revisione umana dovrebbe verificare almeno:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>correttezza dei contenuti;</li>



<li>assenza di dati inventati;</li>



<li>coerenza con offerte, policy e procedure aziendali;</li>



<li>presenza di elementi che richiedono disclosure;</li>



<li>adeguatezza rispetto al destinatario finale.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">4. Prepara una regola interna sulla trasparenza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’azienda deve decidere&nbsp;<strong>quando e come segnalare</strong>&nbsp;che un contenuto è stato generato o manipolato con AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>nota nei documenti;</li>



<li>avviso nei chatbot;</li>



<li>etichetta in video o immagini;</li>



<li>dicitura nelle aree del sito;</li>



<li>informativa nei flussi digitali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve complicarsi la vita: serve&nbsp;<strong>uniformità</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Forma il personale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI literacy non è più solo una buona pratica. Per un imprenditore significa evitare due rischi tipici:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>dipendenti che usano l’AI senza capire limiti, errori e responsabilità;</li>



<li>manager che delegano troppo a strumenti non governati.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione dovrebbe coprire almeno:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>cosa può e non può fare l’AI;</li>



<li>quali dati non vanno inseriti;</li>



<li>quando serve revisione umana;</li>



<li>come riconoscere output rischiosi;</li>



<li>quando è obbligatoria la trasparenza.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">6. Conserva prove minime del controllo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di contestazioni, è utile poter dimostrare che l’azienda ha agito in modo organizzato. Non serve una macchina burocratica, ma almeno:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>elenco strumenti usati;</li>



<li>policy interna;</li>



<li>evidenza della formazione;</li>



<li>workflow di approvazione dei contenuti più sensibili.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">4. Contenuti generati con AI: quando devi dichiararlo e come farlo senza complicarti la vita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è il punto che interessa di più a chi usa l’intelligenza artificiale nella pratica quotidiana. L’AI Act non vieta di usare contenuti generati artificialmente, ma impone&nbsp;<strong>trasparenza</strong>&nbsp;in casi precisi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando la disclosure è particolarmente importante</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un imprenditore dovrebbe prevederla in modo chiaro quando l’AI viene usata per:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>creare&nbsp;<strong>immagini, audio o video realistici</strong>;</li>



<li>simulare persone reali o scene apparentemente autentiche;</li>



<li>far interagire utenti con un&nbsp;<strong>assistente virtuale</strong>;</li>



<li>pubblicare contenuti che possano essere interpretati come umani o naturali quando non lo sono.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica, se il contenuto può generare confusione sulla sua origine, la trasparenza diventa centrale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il caso dei testi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per i testi il tema è più delicato. Non ogni testo scritto con supporto AI va etichettato nello stesso modo. Però, dal punto di vista imprenditoriale, la scelta più prudente è distinguere tra:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>bozze interne o supporto operativo</strong>: nessuna evidenza pubblica necessaria, ma va governato il processo;</li>



<li><strong>contenuti pubblicati con revisione umana e responsabilità editoriale</strong>: si riduce il rischio;</li>



<li><strong>testi pubblici ad alto impatto informativo o reputazionale</strong>: meglio valutare una forma di disclosure o almeno una policy interna chiara.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Il caso dei chatbot</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Qui la regola è semplice:<br><strong>l’utente deve sapere che sta parlando con un sistema AI</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una formula pratica può essere:<br><em>“Stai interagendo con un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale. Può commettere errori”</em></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il caso di immagini, video e audio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se il contenuto è realistico o può essere interpretato come reale, la trasparenza è la soluzione più sicura. In azienda conviene adottare uno standard semplice, per esempio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>“Immagine generata con intelligenza artificiale”</li>



<li>“Video creato con supporto AI”</li>



<li>“Voce sintetica generata artificialmente”</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Come renderlo sostenibile per una PMI</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’errore più comune è pensare che serva una disclosure diversa per ogni contenuto. Meglio invece creare&nbsp;<strong>3 o 4 formule standard</strong>&nbsp;da usare sempre, in base al tipo di output:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>una per chatbot;</li>



<li>una per immagini/video;</li>



<li>una per documenti o contenuti pubblici;</li>



<li>una per contenuti revisionati internamente.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio rende la compliance gestibile anche in realtà piccole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">5. Come un imprenditore può organizzare l’azienda senza bloccare innovazione e produttività</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La vera sfida non è solo “essere conformi”, ma&nbsp;<strong>restare efficienti</strong>. Se l’adeguamento all’AI Act viene gestito male, rischia di diventare un freno. Se viene gestito bene, diventa invece un vantaggio competitivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La soluzione pratica è creare una governance essenziale, con ruoli chiari e poche regole utili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nomina un referente interno</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve necessariamente una nuova funzione. In una PMI può essere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il titolare;</li>



<li>il responsabile operations;</li>



<li>il responsabile IT;</li>



<li>il responsabile qualità;</li>



<li>il responsabile compliance o HR, se presente.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questa figura deve sapere quali strumenti si usano, dove sono i rischi e chi approva i casi più delicati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tratta l’AI come un processo, non come un tool</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’errore tipico è acquistare un software e lasciare che venga usato liberamente. In realtà l’AI va gestita come un processo aziendale, al pari di qualità, privacy o sicurezza informatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le domande giuste sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>chi inserisce i dati?</li>



<li>chi controlla l’output?</li>



<li>chi decide se può uscire dall’azienda?</li>



<li>dove viene archiviato?</li>



<li>quali effetti produce?</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Parti dalle aree più esposte</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve bloccare tutto. Conviene partire dalle funzioni dove l’AI crea più impatto:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>HR;</li>



<li>customer care;</li>



<li>contenuti esterni;</li>



<li>documentazione tecnica;</li>



<li>direzione e supporto alle decisioni.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Crea regole semplici, non teoriche</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una buona policy per una PMI deve dire poche cose ma chiarissime:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>quali strumenti si possono usare;</li>



<li>per quali attività;</li>



<li>quali dati non vanno inseriti;</li>



<li>quando è obbligatoria la revisione umana;</li>



<li>quando serve dichiarare l’uso dell’AI;</li>



<li>chi approva i contenuti sensibili.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Trasforma la compliance in affidabilità</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per un imprenditore c’è anche un aspetto commerciale e reputazionale molto concreto: clienti, partner, committenti e grandi aziende chiederanno sempre più spesso garanzie sull’uso corretto dell’AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere pronti significa poter dire:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>usiamo l’intelligenza artificiale in modo controllato;</li>



<li>sappiamo dove viene applicata;</li>



<li>manteniamo la supervisione umana;</li>



<li>informiamo gli utenti quando necessario;</li>



<li>proteggiamo azienda, persone e processi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è solo conformità. È&nbsp;<strong>credibilità operativa</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Reso online: dal 19 giugno 2026 è cambiato tutto (te lo spiego in modo semplice)</title>
		<link>https://www.cfweb.it/reso-online-19-giugno-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Montesanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 16:14:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Montesanti]]></category>
		<category><![CDATA[Sito e-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Sito internet]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cfweb.it/?p=3859</guid>

					<description><![CDATA[Pulsante di recesso obbligatorio, procedure digitali, sanzioni fino a 10.000 euro. La nuova legge sul reso degli acquisti online è già in vigore. Ecco cosa devi sapere per non trovarti nei guai.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal 19 giugno 2026 ogni e-commerce che vende a consumatori italiani deve avere un <strong>pulsante di recesso</strong> nel proprio sito o app. Lo stabilisce il nuovo <strong>articolo 54-bis del Codice del Consumo</strong>, introdotto dal D.Lgs. 209/2025 in attuazione della Direttiva UE 2023/2673.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il diritto di recesso &#8211; 14 giorni per ripensarci, senza dare motivazioni &#8211; esisteva già. Quello che cambia è il <em>come</em>: non basta più indicare un&#8217;email o un modulo PDF da scaricare. Serve una funzione digitale dedicata, raggiungibile dallo stesso ambiente in cui si è fatto l&#8217;acquisto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se vendi online a consumatori italiani o europei, devi avere quel pulsante. Se compri, lo trovi nell&#8217;area ordini del negozio.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Perché questa norma</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Comprare online richiede pochi clic. Restituire un prodotto, fino a ieri, poteva richiedere minuti di ricerca tra contatti nascosti e procedure macchinose. Il legislatore europeo ha voluto applicare lo stesso principio di semplicità anche al percorso inverso: se compri con un clic, devi poter recedere con la stessa facilità. Insomma, il reso online deve essere semplice tanto quanto l&#8217;acquisto di un prodotto/servizio sul sito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona in pratica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La norma definisce una procedura precisa, non una semplice raccomandazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il pulsante deve essere visibile e riconoscibile.</strong> Deve trovarsi in un&#8217;area facilmente raggiungibile &#8211; tipicamente la sezione &#8220;I miei ordini&#8221; &#8211; con una dicitura chiara come &#8220;Recedere dal contratto qui&#8221;. Niente icone senza testo, niente rimandi generici ad &#8220;assistenza&#8221; o &#8220;contattaci&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due passaggi obbligatori.</strong> Non basta un singolo clic. Prima il consumatore invia la dichiarazione di recesso con i propri dati e gli estremi dell&#8217;ordine, poi conferma con un secondo comando esplicito. Solo dopo questo secondo passaggio il recesso è valido. Lo scopo è evitare invii accidentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ricevuta immediata.</strong> Dopo la conferma, il venditore deve inviare subito una ricevuta &#8211; di solito via email &#8211; con il testo della dichiarazione, data e ora. Questa ricevuta è la prova che il recesso è stato esercitato nei termini. Conta il momento in cui il consumatore trasmette la richiesta, non quello in cui il venditore la gestisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anche senza account.</strong> Chi ha acquistato come ospite deve poter recedere lo stesso. Obbligare alla registrazione solo per restituire un prodotto non è conforme alla norma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restano invariate le regole generali: 14 giorni per decidere, nessun obbligo di motivazione, e la possibilità di usare comunque email, PEC o raccomandata <em>accanto</em> al pulsante, non al posto suo. Le spese di reso possono restare a carico del consumatore, ma solo se il venditore lo ha comunicato chiaramente prima dell&#8217;acquisto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa rischia chi non si adegua</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il termine di recesso si allunga da solo.</strong> Se l&#8217;informativa precontrattuale non menziona la funzione di recesso online, il periodo passa automaticamente da 14 giorni a <strong>12 mesi e 14 giorni</strong>. Per un e-commerce con buoni volumi, un anno intero di finestra per i resi ha un impatto concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sanzioni fino a 10 milioni di euro.</strong> L&#8217;AGCM può qualificare l&#8217;assenza del pulsante come pratica commerciale scorretta. L&#8217;importo è proporzionato alla gravità, ma non si tratta di cifre simboliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obbligo riguarda tutti i contratti a distanza B2C conclusi tramite sito o app: e-commerce, marketplace, servizi digitali, abbonamenti. Vale anche per chi vende dall&#8217;estero a consumatori italiani o europei: conta dove si trova il cliente, non la sede del venditore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando il recesso non si applica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il pulsante deve esserci comunque, ma non tutti i prodotti danno diritto al recesso. L&#8217;art. 59 del Codice del Consumo elenca le eccezioni, che non cambiano rispetto a prima:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Beni su misura o personalizzati</li>



<li>Beni sigillati per ragioni igieniche, una volta aperti</li>



<li>Contenuti digitali già fruiti con consenso espresso e rinuncia al recesso</li>



<li>Servizi legati a una data specifica (alloggio, trasporto, noleggio, eventi)</li>



<li>Giornali e riviste, esclusi gli abbonamenti</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per questi prodotti la funzione resta presente, ma il sistema deve riconoscere l&#8217;esclusione e informare il consumatore, invece di accettare una richiesta che non potrà avere seguito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa fare adesso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento tecnico &#8211; un form a due passaggi &#8211; non è complesso. Ma va accompagnato da una revisione dei documenti e dei flussi interni. Ecco una checklist essenziale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il pulsante è visibile nell&#8217;area ordini, non solo nel footer o nelle FAQ?</li>



<li>Funziona anche per chi ha acquistato senza account?</li>



<li>La procedura prevede i due passaggi (dichiarazione + conferma)?</li>



<li>Il sistema invia automaticamente la ricevuta con data e ora?</li>



<li>I prodotti esclusi dal recesso sono correttamente segnalati?</li>



<li>L&#8217;informativa precontrattuale e le condizioni di vendita sono aggiornate?</li>



<li>Le richieste vengono archiviate e restano tracciabili?</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Un avvertimento pratico: un modulo presente ma collegato a una casella email che nessuno legge non mette al riparo da nulla. La richiesta risulta ricevuta ma mai gestita &#8211; il che aggrava la posizione del venditore, non la migliora.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Domande frequenti</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Da quando è obbligatorio?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 19 giugno 2026, per tutti i contratti B2C conclusi tramite sito o app.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Vale anche per chi vende dall&#8217;estero?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, se il cliente si trova in Italia o nell&#8217;UE. Conta la posizione del consumatore, non la sede del venditore.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il pulsante sostituisce email e raccomandata?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">No, si aggiunge. Il consumatore può ancora usare gli strumenti tradizionali, ma il venditore deve offrire anche la funzione digitale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tutti i prodotti sono soggetti al recesso?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">No. Restano escluse le categorie già previste dall&#8217;art. 59 del Codice del Consumo: beni su misura, beni sigillati aperti, contenuti digitali fruiti con consenso, servizi legati a date specifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scadenza è passata, ma adeguarsi resta possibile &#8211; e ogni giorno senza la funzione attiva espone ai rischi descritti sopra. Se hai dubbi sul tuo caso specifico, <a href="https://cfweb.it/contatti" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">scrivici</a>: ti diciamo a che punto sei e cosa manca.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Idee semplici di marketing per il tuo sito e-commerce</title>
		<link>https://www.cfweb.it/idee-marketing-sito-e-commerce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Montesanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 10:16:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Montesanti]]></category>
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		<category><![CDATA[Sito e-commerce]]></category>
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					<description><![CDATA[Guida pratica e onesta al marketing per e-commerce. 5 strategie semplici per far vendere di più il tuo sito e-commerce.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Hai un <strong>sito e-commerce</strong> e il tuo obiettivo è <a href="https://www.cfweb.it/visitatori-sito-in-clienti-preventivo/">trasformare i visitatori in clienti</a> paganti. Vendere online sembra facile, ma in un mercato saturo richiede strategia. Fortunatamente, il <strong>marketing e-commerce</strong> non deve essere per forza complicato o costoso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo 5 <strong>idee semplici</strong> e a basso costo per spingere le tue <strong>vendite online</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ottimizza il checkout: rendi facile l&#8217;acquisto (usabilità)</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La base di ogni <strong>e-commerce di successo</strong> è la semplicità. Se il processo d&#8217;acquisto è difficile, i clienti abbandoneranno il carrello.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1000" height="667" src="https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Dettagli-su-semplificazione-carrello-cfweb.jpg" alt="" class="wp-image-3580" srcset="https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Dettagli-su-semplificazione-carrello-cfweb.jpg 1000w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Dettagli-su-semplificazione-carrello-cfweb-300x200.jpg 300w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Dettagli-su-semplificazione-carrello-cfweb-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Dettaglio sull&#8217;e-commerce <a href="http://www.pcgioielli.com" rel="nofollow noopener" target="_blank">pcgioielli.com</a> che abbiamo realizzato qualche anno fa, con un flow di acquisto semplificato</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Riduci i passaggi:</strong> meno clic per arrivare al pagamento significa meno rischi di abbandono. Il checkout deve essere intuitivo e veloce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Immagini prodotto di alta qualità:</strong> le foto devono mostrare chiaramente il prodotto da diverse angolazioni. sono il tuo miglior venditore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Descrizioni oneste e chiare:</strong> dì cosa fa il prodotto e, soprattutto, quali <strong>benefici</strong> porta al cliente. La chiarezza genera fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Trasparenza sui costi:</strong> non nascondere le <strong>spese di spedizione</strong>. Mostrale subito o, ancora meglio, offri la <strong>spedizione gratuita</strong> dopo una certa soglia di spesa. Questa mossa spesso aumenta il valore medio dell&#8217;ordine.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fatti trovare su Google: la SEO per e-commerce</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Avere un bel sito non serve se i tuoi clienti non lo trovano. Devi aiutare <strong>Google</strong> a capire esattamente cosa vendi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="578" src="https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Posizionamento-in-prima-pagina-su-chiave-di-ricerca-specifico-su-e-commerce-cherido-1024x578.jpg" alt="" class="wp-image-3581" srcset="https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Posizionamento-in-prima-pagina-su-chiave-di-ricerca-specifico-su-e-commerce-cherido-1024x578.jpg 1024w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Posizionamento-in-prima-pagina-su-chiave-di-ricerca-specifico-su-e-commerce-cherido-300x169.jpg 300w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Posizionamento-in-prima-pagina-su-chiave-di-ricerca-specifico-su-e-commerce-cherido-768x433.jpg 768w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Posizionamento-in-prima-pagina-su-chiave-di-ricerca-specifico-su-e-commerce-cherido.jpg 1147w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Prima posizione raggiunta su chiave di ricerca specifica per e-commerce <a href="http://www.cherido.it" rel="nofollow noopener" target="_blank">cherido.it</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>a. L&#8217;importanza delle parole chiave</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensa come cerca il tuo potenziale cliente. Se vendi &#8220;scarpe da corsa economiche&#8221;, assicurati che queste <strong>parole chiave</strong> siano usate <em>naturalmente</em> nel titolo della pagina e nelle descrizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>b. Crea contenuti utili</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non limitarti alla scheda prodotto. Scrivi <strong>articoli o piccole guide</strong> pertinenti (ad esempio: &#8220;Come scegliere le scarpe da corsa giuste&#8221;). </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se risolvi un problema con un contenuto di valore, attiri persone che sono già interessate ai tuoi prodotti.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>c. Cura i dettagli tecnici SEO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un piccolo dettaglio che aiuta: quando carichi una foto, assegna un nome chiaro al file (<strong>alt text</strong> incluso): scarpe-corsa-blu.jpg, non dsc4554.jpg. questo supporta la <strong>SEO</strong> per immagini. Leggi un mio articolo in cui parlo di 3 passaggi semplici per avere subito un <a href="https://www.cfweb.it/seo-veloce-aumento-traffico-3-passi/">aumento di traffico</a> sul tuo sito. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Usa offerte mirate: sconti che convertono</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli sconti generici svalutano il brand. Le <strong>offerte</strong> devono essere strategiche e avere un obiettivo chiaro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="629" src="https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/10-di-sconto-al-primo-acquisto-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-3583" srcset="https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/10-di-sconto-al-primo-acquisto-1024x629.jpg 1024w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/10-di-sconto-al-primo-acquisto-300x184.jpg 300w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/10-di-sconto-al-primo-acquisto-768x472.jpg 768w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/10-di-sconto-al-primo-acquisto.jpg 1052w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Dettaglio di un popup che appare mostrando il vantaggio del primo acquisto, per attirare nuovi utenti.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Sconto sul primo acquisto (lead generation):</strong> offri un piccolo sconto (tipo 10%) in cambio dell&#8217;<strong>iscrizione alla newsletter</strong>. Il modo più efficace per acquisire l&#8217;email è avviare la comunicazione diretta col cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Incentiva l&#8217;acquisto: &#8220;compri x e risparmi y&#8221;:</strong> offerte come &#8220;spendi 50€, spedizione gratuita&#8221; convertono meglio di uno sconto diretto, perché il cliente percepisce un valore aggiunto tangibile (il costo di spedizione azzerato).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Costruisci la fiducia: parla con i tuoi clienti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>prova sociale</strong> è uno degli strumenti di marketing più potenti. i clienti si fidano di altri clienti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="652" src="https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Scheda-prodotto-ottimizzata-1024x652.jpg" alt="" class="wp-image-3584" srcset="https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Scheda-prodotto-ottimizzata-1024x652.jpg 1024w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Scheda-prodotto-ottimizzata-300x191.jpg 300w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Scheda-prodotto-ottimizzata-768x489.jpg 768w, https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/Scheda-prodotto-ottimizzata.jpg 1301w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">In questa scheda prodotto su <a href="http://www.world-wine.it" data-type="link" data-id="www.world-wine.it" rel="nofollow noopener" target="_blank">world-wine.it</a>, sono presenti diverse prove di fiducia: Trustpilot, Vantaggi su spedizione gratuita al superamento della soglia, date di consegne chiare, metodi di pagamento vantaggiosi.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Chiedi recensioni e feedback:</strong> invia una mail automatica dopo l&#8217;acquisto per chiedere un&#8217;opinione. le <strong>recensioni vere</strong> sono fondamentali per convincere i nuovi visitatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Rispondi a tutti, sempre:</strong> sia che riceva complimenti o critiche, rispondi. dimostrare che ci sei e che ti interessa costruire una relazione aumenta la fiducia nel tuo brand e l&#8217;<strong>affidabilità dell&#8217;e-commerce</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una tecnica utile anche sulla tua pagina Facebook, Instagram e Google My Business, perché dai modo di esprimerti in modo &#8220;leale&#8221; verso i tuoi clienti (e potenziali tali).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie di pubblicità online (Google ADS e Meta ADS)</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il budget lo permette, le campagne a pagamento sono essenziali per scalare le <strong>vendite</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>a. Google ADS: intercetta l&#8217;intento d&#8217;acquisto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Search network:</strong> crea campagne mirate su <strong>parole chiave</strong> specifiche. Questo intercetta l&#8217;utente che sta già cercando attivamente il tuo prodotto, garantendo un <strong>traffico qualificato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Remarketing (display):</strong> utilizza annunci con immagini per mostrare i tuoi prodotti a chi ha visitato il tuo sito ma non ha comprato. Questo recupera spesso carrelli abbandonati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Metriche chiave:</strong> monitora il <strong>CPA</strong> (costo per acquisizione) e il <strong>ROAS</strong> (ritorno sulla spesa pubblicitaria).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>b. Meta ads (Facebook &amp; Instagram): genera domanda e brand awareness</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Targeting avanzato:</strong> sfrutta le opzioni di <strong>targeting</strong> basate su interessi e comportamenti. usa le <strong>&#8220;lookalike audience&#8221;</strong> (pubblico simile) partendo dalla tua lista clienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Funnel:</strong> usa meta ads soprattutto per le fasi iniziali (awareness e consideration), dato che è una piattaforma basata sull&#8217;interruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">• <strong>Metriche chiave:</strong> monitora il <strong>CPC</strong> (costo per click) e il <strong>ROI</strong> (ritorno sull&#8217;investimento).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo nel <strong>marketing per e-commerce</strong> non dipende da segreti &#8220;rivoluzionari,&#8221; ma dall&#8217;applicazione costante di <strong>buon senso</strong> e <strong>chiarezza</strong>. Ti consiglio anche un mio vecchio articolo sempre in voga: <a href="https://www.cfweb.it/psicologia-e-commerce-successo/">5 tecniche di psicologia per avere un e-commerce di successo</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Rendi il tuo sito facile da usare, onesto nei messaggi e focalizzato sul valore per il cliente. </p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Queste <strong>idee semplici</strong> sono la strada più diretta per <strong>aumentare le vendite</strong> e la fedeltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="/contatti">Contattaci</a> oggi stesso per migliorare il tuo e-commerce!</p>
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		<title>Restyling sito web &#8211; 5 Risposte fondamentali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Montesanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2019 09:49:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando fare un restyle di un sito web? A cosa serve? 5 domande ed altrettante risposte sul restyling di una pagina web.]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sei stato un imprenditore lungimirante pensando al web come un&#8217;opportunità già tanti anni fa, e ne hai capito le potenzialità per il tuo marchio o la tua azienda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora gli anni sono passati, e di acqua sotto i ponti del web ne è passata, ed anche tanta. Ora è tempo di adeguarsi ai tempi, è tempo di ascoltare quell&#8217;anima imprenditoriale che è dentro te per portare avanti la tua attività e la tua immagine online.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Insomma è tempo di un bel restyle per il tuo sito web.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Andiamo al dunque, cerchiamo di tirare fuori un pò di informazioni utili che ti consiglio di seguire alla lettera. Quindi smontiamo il tuo sito attuale e mettiamoci all&#8217;opera per capire davvero come e perchè fare un restyle</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="480" height="197" src="https://www.cfweb.it/wp-content/uploads/jim_carrey_trapano.gif" alt="" class="wp-image-789"/><figcaption>Jim Carrey</figcaption></figure></div>



<ol class="wp-block-list"><li>Perché fare un restyling del sito web? &#8211; <em>Il web si evolve.</em> <br>Possono essere svariate le motivazioni che mi spingono a dirti di fare un restyling al tuo sito, ma la risposta che ho dato penso le comprenda tutte. Nell&#8217;era in cui le pagine web devono essere ottimizzate per la visualizzazione da smartphone e in cui la rapidità di accesso alle informazioni su internet la fa da padrona, avere un sito che rispecchi queste caratteristiche diventa di vitale importanza. Ma oltre al web, evolvono anche i canoni stilistici a cui il nostro occhio si abitua. Un pò come la moda cambia, cambia anche il modo in cui vediamo le cose. Come i loghi, così anche i siti devono stare al passo con i tempi. Ad esempio un logo &#8220;accettabile&#8221; negli anni 90,<strong> potrebbe non essere più valido agli standard estetici e funzionali di adesso.</strong> </li><li>A chi affidare il restyling? &#8211; <em>Affidati a professionisti del settore.</em> <br>Non è un&#8217;autoreferenzialità o una pubblicità diretta a fare il restyle del tuo sito con noi. Il concetto è semplice: &#8220;A ciascuno il suo mestiere&#8221;. Fare un buon restyling di un sito web non è una cosa invece altrettanto semplice. Bisogna tenere conto di tanti fattori ed avere molte competenze sotto tanti punti di vista. È necessario capire e conoscere gli obiettivi aziendali (ma non solo) e fare in modo che questi vengano comunicati nel modo corretto.  Potrebbero sorgere degli errori tecnici che potrebbero compromettere drasticamente il tuo operato fino ad ora su web. Alcuni clienti avevano affidato un restyle di un loro vecchio sito (ben posizionato) ad &#8220;inesperti&#8221;. Nel giro di qualche mese dalla messa online del sito hanno subìto un calo in termini di visite sulle loro pagine e migliaia di errori 404 (Pagina non trovata). Inutile dire che non avevano &#8220;istruito Google&#8221; al nuovo sito. Vuoi davvero correre il rischio di affidare questo delicato compito ad &#8220;inesperti&#8221; del settore?</li><li>Cosa lasciare del vecchio sito prima del restyling? &#8211; <em>I migliori contenuti del tuo sito.</em> Per contenuti intendo le pagine, ma non tutte, le migliori. Una pagina &#8220;migliore&#8221; non è che una pagina ricca di contenuto che in genere è ben posizionato sui motori di ricerca. Una buona agenzia analizzerà dettagliatamente la situazione <strong>pre-restyle</strong>, per capire quali siano le pagine che devono restare intatte dal punto di vista prettamente tecnico. Verificherà in chiave SEO quali sono le pagine ben posizionate e <strong>cercherà di non perdere questi posizionamenti</strong>. </li><li>Perché un restyling di un sito può portare nuovo traffico? &#8211; <em>Le novità suscitano sempre interesse.</em> <br>Cambiare aspetto al sito, ridonargli freschezza e renderlo più ordinato ed al passo con i tempi, ne aumenta sempre il suo valore. Il design nuovo di un sito darà nuova luce aziendale, e sarà un modo importante per comunicare la vita digitale della propria attività. Un sito che non si aggiorna mai è statico e freddo, e questo messaggio sarà trasmesso anche ai tuoi visitatori, che potrebbero farsi una cattiva immagine della tua azienda. Questi visitatori <strong>potrebbero non diventare clienti</strong>, e tu potresti perdere un&#8217;opportunità commerciale non indifferente. Avere una &#8220;bel sito&#8221; (magari anche funzionale) è alla base dell&#8217;interesse che il tuo brand trasmette, ed un buon sito non fa che accrescere l&#8217;identità grafica del tuo brand.</li><li>Quanto costa un restyling di un sito web? &#8211; <em>Dipende dallo stato del vecchio sito e da quello che deve essere fatto.</em> <br>La domanda,giunti a questo punto diventa pertinente: &#8220;Quanto realmente costa un restyle di un sito?&#8221; La risposta è varia e soprattutto dipende da tanti fattori, in primis dalla difficoltà del sito da smontare e rimontare con le dovute migliorie. La variabilità dipende anche dal tipo di modifiche che bisogna apportare, che non sono solo estetiche e stilistiche, ma anche strutturali e quindi complesse in riferimento a pratiche SEO e compagnia bella. Un sito complesso è un sito che presenta molte pagine da reindirizzare. In genere il costo del servizio <strong>è inferiore rispetto alla creazione di un sito da zero</strong>, ma può capitare che la pratica di preservare i vecchi contenuti di un sito nel nuovo design, diventi complessa e che richieda tempo e competenze avanzate. Magari <a rel="noreferrer noopener" href="contatti/" target="_blank" class="rank-math-link">richiedici un preventivo gratuito</a> per capire quanto ti costa un restyling del sito.</li></ol>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il restyling del tuo sito potrebbe essere uno dei modi per far funzionare realmente il sito. Ci sono capitati tantissimi clienti con difficoltà di posizionamento dei loro vecchi siti, che dopo un restyle (strutturale e stilistico) hanno avuto nuova vita. <strong>Trasmettere una buona immagine aziendale</strong> potrebbe anche bastare come &#8220;via&#8221; ad un<strong> buon restyle</strong>.</p>
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